Il percorso
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La Chiesa Madre
La Chiesa Madre (S. Oliva), Santuario Maria Salus Infirmorum, è a tre navate, con cupola, in stile rinascimentale, conserva al suo interno il sarcofago romano, tele di pregevole fattura e contiene alcune tombe dei Montaperto. Tra queste, il monumento sepolcrale col busto marmoreo di Domenico Montaperto, in fondo alla navata sinistra vi è la tomba della Marchesa Donna Elisabetta Montaperto, accanto all’entrata laterale, che sposò in seconde nozze Francesco Cappero, commissario del tribunale dell’inquisizione. La lapide reca l’epitaffio datato 1646.
La Chiesa Madre, edificata verso la metà del 1500, ricca di decorazioni, è in perfetto stile rinascimentale. Fu elevata ad Arcipretura nel 1574 e il primo Arciprete, in quell’anno, fu Don Antonino Cammarata (Arciprete di Raffadali dal 1574 al 1588, come riportato dalle fonti storiche).
La ben nota statua della Madonna con il Bambino, portata in processione nel giorno della ricorrenza è in legno, di ottima fattura ed in ottimo stato di conservazione. Questa statua, venerata oggi dalla popolazione locale e non solo, per le grazie ricevute, fu scolpita dall’artista Nicola Buttafuoco. Sotto la Chiesa vi sono le cripte, i defunti erano sepolti anche nello spazio antistante, oggi “Piazzetta Europa”. L’ultimo ad essere sepolto nella Chiesa Madre fu l’Arciprete Cordova, morto nel 1860. A partire dal 1855 fu iniziata la costruzione dell’attuale cimitero in via Trapani. La Chiesa è a tre navate, divise da due file di pilastri a sezione quadrata, l’architettura è rinascimentale e la decorazione interna è piuttosto barocca: ricca, fantasiosa, capricciosa, in cui abbondano i panneggi leziosi della scuola del Serpotta, ma i putti angelici non brillano certo come bellezza e sembrano più che altro opera di maestranze artigianali di non alto livello, seppure anche questi ispirati certamente alla scuola di Giacomo Serpotta, il grande artista Palermitano che lavorò, agli inizi del settecento, nel monastero di Santo Spirito di Agrigento.
I motivi ornamentali che seguono schemi geometrici, ricoprono la volta della navata centrale, gli archi e la cupola, i pennacchi angolari fino alla lanterna. Bellissimo è l’abbinamento di colori. L’architettura, sebbene piuttosto semplice, si fa ammirare per la purezza e chiarezza lineare, il rispetto delle proporzioni, lo spazio architettonico ben definito, la chiarezza compositiva, rispecchiano i canoni dell’arte rinascimentale. I quattro pennacchi angolari con affreschi dei quattro Evangelisti sono elementi di raccordo tra le navate la cupola e l’arco trionfale.
La navata centrale è coperta da una volta a botte, mentre le due navate laterali sono coperte da un susseguirsi di volte a crociera schiacciate, del tipo (dammuso) risultanti dall’intersezione di archi a sesto ribassato. Esteriormente la cupola è mascherata da un tiburio di forma esagonale con copertura a spioventi culminante con la lanterna che illumina l’interno. La navata centrale è illuminata dalla grande finestra sulla facciata e dalle finestre laterali, mentre le due finestre basse laterali illuminano le navate laterali e il coro.
Gli affreschi con varie raffigurazioni rivestono la navata centrale e il coro. La stessa cupola è finemente e riccamente decorata. In alto, sulla volta della navata centrale, campeggiano secondo il seguente ordine: l’affresco raffigurante Gesù Salvator mundi, l’Annunciazione della Vergine, La SS. Trinità al centro un grande affresco raffigura Sant’ Oliva, titolare della Parrocchia, tra le sante vergini: Rosalia, Lucia, Agata, Agnese, Cecilia e Ninfa ed infine gli angeli musici. All’entrata, in alto, si trova il grande organo, sopraelevato, con una balaustra. L’organo stesso è in legno su cui spiccano le lunghe canne metalliche; all’organo si accede attraverso un originale ed elegante scala a chiocciola con balaustra in marmo, lobata. Più avanti, oltre il portone laterale, troviamo il bellissimo sarcofago romano del Ratto di Proserpina, nella stessa navata troneggia il pulpito in legno che risale al 1899 come pure il campanile.
Navata di sinistra
Nelle navate laterali ad ogni campata corrisponde una cappella, percorrendo la navata di sinistra, nella prima cappella troviamo la tela che rappresenta S. Rosalia, san Rocco e san Vincenzo Ferreri (049) del XVIII secolo (proveniente dalla Chiesa del Rosario). Nella seconda campata troviamo il fonte battesimale in marmo e la tela del Battesimo di Gesù (048) dell’artista Gacioppo di Raffadali datata 1919. Nella terza campata è allocata la tela dedicata all’Arcangelo Raffaele che guida Tobiolo (047) dell’artista Barbagallo realizzata nel 1920. La quarta campata corrisponde alla cappella dei Santi Anna, Gioacchino e Maria Bambina dell’artista Barbagallo (046), olio su tela realizzata nel 1919. Nella quinta troviamo la statua in legno dell’Annunziata dell’artista V. Genovese datata 1856 (045). La sesta è la cappella di Santa Rita (043), la settima è la cappella della Madonna, che corrisponde all’Altare (Vedi Madonna degli Infermi – Foto Davide D’anna).
Tra la quarta e la quinta campata troneggiano alcune statue in stucco di epoca rinascimentale, che rappresentano le quattro virtù: La Fede, la Carità, la Giustizia e la Verginità (attribuite alla scuola di G. Serpotta). (Vedi statue 045-046)
Altare laterale di sinistra
Nell’Altare laterale di sinistra, infondo alla navata, nella parte sinistra osserviamo la tomba di Domenico Montaperto con il Busto Marmoreo (013) che ne riproduce le sembianze, ed in alto sopra la lapide viene indicato l’anno della sua morte 1693, proprio quell’anno in cui la Sicilia fu scossa da un forte terremoto, precisamente l’11 gennaio 1693. Il sisma a Raffadali non fece molti danni e vittime.
Il fatto fu considerato miracoloso e fu attribuito alla grazia della Santa Vergine. In base a questa ricorrenza, ogni 11 gennaio si digiunava ed era d’obbligo, si toglieva perfino nelle stalle il mangiare agli animali. Dall’altro lato troviamo la tomba di Vespasiano Montaperto (014) che, come si legge, reca la data del 1639 ed in alto il dipinto che racconta il miracolo della Vergine (044).
Navata di destra
Percorrendo la navata di destra; nella prima cappella troviamo una tela che raffigura Sant’Alfonso dei Liguori del 1800 (018), In basso vi è la tomba con iscrizione e lapide marmorea, della Marchesa Donna Elisabetta Montaperto, (016) la cui iscrizione lapidaria reca la data del 1646.
La seconda campata corrisponde al portone laterale. La terza campata corrisponde alla cappella di San Calogero (019) (un tempo cappella di San Francesco di Paola);
Nella quarta cappella della navata di destra si trova la statua della Madonna Addolorata (020) (XX secolo), in una nicchia sormontata da un elemento architettonico a forma di conchiglia, in voga nella decorazione barocca del 1700, della scuola del Serpotta. Il volto della Madonna Addolorata è bellissimo, sebbene afflitto dal dolore, ma è un dolore ormai consumato e contenuto, misto a rassegnazione.
In basso, sotto la statua possiamo ammirare il corpo di Gesù nell’urna deposto dalla croce (021); Gesù ha il volto segnato da forte sofferenza fisica e morale.
Non a caso le due statue sono poste assieme: la Madonna Addolorata e Gesù deposto; il tutto è circondato dal ciclo di stucchi raffiguranti il giudizio universale, in cui figure di Angeli e Putti Angelici sono inseriti in un elegante panneggio barocco.
La quinta cappella è dedicata alla Madonna dell’arco con San Ignazio di Loyola e un beato domenicano. (022) (la tela era conservata nella Chiesa del Rosario).
La sesta è dedicata a Gesù Crocifisso(024); è una statua lignea di ottima fattura di un Gesù sofferente, che è sempre stata oggetto di venerazione dalla popolazione.
L’ultima cappella, corrisponde all’Altare dedicato al Santissimo Sacramento (026), con la statua del Sacro Cuore di Gesù in cui possiamo osservare il bellissimo altare in stile Barocco-Rococò del 1700.
A ridosso dei due pilastri dell’arco trionfale sotto la cupola troviamo le statue di San Paolo e San Pietro (042-025) dono dei bersaglieri del 35 battaglione nel 1940.
La Madonna dei Malati
Un posto di rilievo occupa, all’interno della Chiesa Madre, la già menzionata statua della Madonna con il Bambino, a cui i Raffadalesi sono particolarmente devoti: la Madonna dei malati; è una statua lignea di pregevole fattura indorata nell’anno 1585 ad opera di Nicolò Buttafuoco, ed è in ottimo stato di conservazione. Alla Madonna si attribuiscono non poche guarigioni miracolose, ed è oggetto di pellegrinaggio anche da parte dei devoti delle città e paesi vicini. Su questa statua, che possiamo osservare sulla foto,
si racconta una legenda. Il primo arciprete, Antonino Cammarata insieme alla confraternita, diede l’incarico di scolpire una bella statua della Madonna con il Bambino ad uno scultore Burgitano, tale Nicola Buttafuoco.
Secondo la legenda, mentre l’artista di Burgio era incerto sull’albero da abbattere per realizzare la statua, si vide, di notte, una luce scendere sulla boscaglia e posarsi sopra un albero, interpretato come un segno, fu abbattuto l’albero e l’artista cominciò il lavoro.
Era arrivato a metà quando, svegliandosi al mattino, trovò la statua già completa, si gridò al miracolo, a questo punto Raffadalesi e Burgitani si contesero il possesso della statua, si decise perciò di metterla su un carro trainato da buoi, davanti ad un bivio che da un lato conduceva a Raffadali e dall’altro a Burgio. La statua sarebbe appartenuta al paese verso cui si sarebbero diretti spontaneamente i buoi, spronati gli animali, questi si diressero verso Raffadali, e la statua fu perciò assegnata a Raffadali.
Sul luogo dell’albero abbattuto, secondo la legenda nacque una sorgente d’acqua, alla quale si attribuivano guarigioni miracolose.
Il gruppo statuario, Madonna e Bambino, in un ricco panneggio, è inserito in un baldacchino processionale durante il periodo della festa, con quattro colonne di legno dorate, ma di epoca e stile leggermente successivo, il baldacchino è in stile barocco, in cui predomina il colore oro.
Quella che è stata descritta è la legenda che si racconta, in realtà la statua va attribuita allo scultore Marco Lo Cascio, nato a Giuliana nel 1523 e morto a Palermo nel 1614.
Nicola Buttafuoco, che fu pittore ed indoratore e non scultore, si limitò a dare il colore e le dorature (con ottimi risultati) all’opera di Lo Cascio. Fin dal 1585 la statua fu posta provvisoriamente nell’oratorio della Chiesa. Quando fu terminata la cappella della Madonna, nel 1640, vi fu posta la statua che sostituì una antica tela che raffigurava la statua stessa durante la sua realizzazione.
Altare maggiore, coro e devozione
I tre altari della Chiesa Madre corrispondono alle tre navate; al centro abbiamo l’Altare maggiore, leggermente rialzato su tre gradini dedicato a Sant’Oliva(DDT07635 Davide), patrona di Raffadali, sebbene più venerata sia la Madonna dei Malati.
Alla fine del 1500 veniva istituita la festa della Madonna dei Malati, la seconda domenica di Luglio, inoltre veniva allestita la fiera, con i venditori ambulanti. Molti fedeli venivano da altri paesi a rendere omaggio alla Santissima Vergine dei Malati e molti offrivano doni. Già dai primi del 1600, a Raffadali, contadini e devoti, portavano “La prummisa” alla Madonna a dorso di muli con una coperta rossa, che consisteva in un sacco contenente doni, generalmente del frumento che veniva poi distribuito a persone nullatenenti o ai malati e orfani.
Sul finire del 1500, entrarono in uso i primi fuochi pirotecnici, certo non paragonabili agli attuali che venivano sistemati sulla torre e sui giri di ronda del castello, attuale palazzo principe, che chiamava a raccolta la popolazione contadina sul piano del castello. Fu perciò chiamato “casteddru focu” (fuoco dal castello), da cui derivarono subito dopo, “La Maschiata”, “Li Masquna”, “Li Maschetti”, “Li circhetti”.
Nel coro, dietro l’Altare maggiore, possiamo ammirare le tele che raffigurano la “Trasfigurazione (033)”, “Gesù che prega nell’orto (034)” e in alto “la definizione dogmatica dell’Immacolata (012)”.
Nella cappella della Madonna possiamo ammirare la bellissima tela che rappresenta la leggenda dell’albero sacro.
La statua della Madonna ed anche il Bambino sono rappresentati con volto soave e dolcissimo; entrambi hanno una espressione mite e delicata, piena di sentimento, come se volgessero la loro attenzione alla gente, partecipi delle sofferenze umane.
Il Bambino è aperto, vivace, in atto di uscire fuori, come per offrirsi alla preghiera e alla venerazione della gente, allo stesso tempo la sua piccala mano nella mano della Madre mette in evidenza il legame affettivo che è proprio degli esseri umani è conferisce alla composizione il senso del calore umano. Non è una Madonna fredda e distaccata, ma piena di sensibilità, di grazie e delicatezza, ma allo stesso tempo conserva il portamento nobile di una regina.
Nel luglio del 1937, il Vescovo di Agrigento, Monsignor Peruzzo incoronò la Madonna ed il Bambino con due corone d’oro massiccio, realizzate dall’orefice Filippo Perricone. In basso, alla base della statua, fu inserito un cartiglio con iscrizione: “Sotto la tua protezione, o Vergine Immacolata Maria, Madre e Signora nostra, noi ci rifuggiamo”.